DuckDuckGo: l’innovativo motore di ricerca che sfida Google

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duckduckgo

L’unica cosa che Google non è riuscita a fare, finora, è fallire. (John Battelle)

È vero. Google dal 1997, anno in cui vede la luce il sito più visitato al mondo, è riuscita a sconvolgere le regole di Internet, e come se non bastasse, negli anni ha rafforzato la sua leadership attraverso servizi di grandissimo successo: Gmail, Youtube, Google Drive, Google Reader, Google Maps, AdSense, Google AdWords, Google Docs, Google News. Insomma, come dice Battelle, è riuscita a fare di tutto tranne che a fallire.

Sarà difficile che il re dei motori di ricerca possa andare incontro a questa fine, almeno nel breve e medio periodo, perché troppo solide sono le fondamenta su cui ha costruito il suo successo. Ad oggi, e lo abbiamo visto nell’articolo che trattava dell’ascesa di Bing, Google è il dominus assoluto della rete, con quote di mercato, e di utilizzo, inavvicinabili per chiunque. Pertanto, nell’introdurre il tema di questa riflessione, ossia il motore di ricerca DuckDuckGo, non si può parlare di veri competitor, ma di progetti che tentano in qualche modo di offrire un’alternativa all’altezza, capace di contrastare il più noto dei motori di ricerca.

DuckDuckGo rientra senza dubbio tra le alternative che meritano un approfondimento e una riflessione più ampia, in modo da cogliere i tratti d’innovazione e diversità che caratterizzano un progetto in cerca di un posto in prima fila tra i motori di ricerca più usati al mondo. Innanzitutto ricordiamo che DuckDuckGo nasce nel 2008 per mano di Gabriel Weinberg, giovane e intraprendente geek con laurea in Fisica e Informatica al MIT di Boston.

Perché occuparsi di un motore di ricerca che tutto sommato non fa parte nemmeno dei 5 motori di ricerca più utilizzati dopo Google? La risposta più facile sarebbe dire che per chi opera nel mondo del web marketing in Italia come noi, è doveroso avere un occhio sempre vigile sulle novità e su progetti digitali che mostrano delle potenzialità. La vera risposta, però, è che DuckDuckGo è un motore di ricerca che si presenta con una missione assolutamente in controtendenza e per certi versi atipica.

Qual è la missione di DuckDuckGo?

L’obiettivo mai nascosto dal fondatore di DuckDuckGo, Gabriel Weinberg, è quello di competere con gli altri motori di ricerca soprattutto sul piano della pertinenza dei risultati di ricerca, sulla qualità e infine sul tema più scottante, quello relativo al trattamento dei dati sensibili usati per fini commerciali e non. È su questi tre temi che il motore del papero intende giocarsi le sue carte, e pare che gli sviluppatori abbiano fatto i compiti a casa.

La privacy è sacra!

agenzie seo

Di questi tre capisaldi quello che più ha fatto rumore, e permesso di avere uncerto appeal sul pubblico e nei media, è proprio quello relativo alla privacy, perché i fondatori hanno assicurato che non saranno tracciati né le ricerche effettuate né gli IP, in modo da salvaguardare la privacy degli utenti. Ad oggi, è l’unico motore di ricerca a garantire questa condizione. L’aspetto più interessante di questa politica è che la sfida di DuckDuckGo viene lanciata non sul piano numerico, ma su quello etico, colpendo dritto al cuore di Google, e di tutti i colossi digitali coinvolti nel recente scandalo del Datagate. Non è un caso se l’incremento del traffico è coinciso con lo scandalo innescato da Edward Snowden. Come recita uno slogan apparso sui cartelloni di San Francisco qualche tempo fa: “Google ti segue. Noi no”.  

Migliore qualità dei risultati di ricerca

Non è però solo sulla questione della privacy che DuckDuckGo intende giocarsi le sue carte. Infatti, anche nel funzionamento del motore di ricerca ci sono interessanti novità. Intenzione dichiarata degli sviluppatori non è quella di restituire il maggior numero d’informazioni su un argomento ma restituire le migliori e quelle più pertinenti. Per farlo non offre una marea di informazione classificate, come Google, ma seleziona solo le migliori, raccolte tra circa 100 fonti attendibili, tra cui Wikipedia.

Il primo motore di ricerca open source

Ebbene sì, DuckDuckGo tra i numerosi primati ha anche quello di essere il primo search online basato su un sistema aperto. Infatti, nella sua versione beta era possibile contribuire alla scrittura del codice segnalando eventuali bachi ed errori. Anche questo aspetto ha contribuito a dare una nuova immagine al motore di ricerca, che oggi gode di grande credito soprattutto nelle file di quanti sono stanchi del controllato e consapevole monopolio di Big G.

Integrazione con Safari a partire da iOS 8

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La notizia risale all’ultimo WWDC (WorldWide Developers Conference) di Apple, annuale incontro organizzato dall’azienda di Cupertino per informare addetti ai lavori e spettatori interessati sulle novità riguardanti lo sviluppo delle proprie tecnologie. Il motore di ricerca viene integrato in Safari ed è disponibile per tutti gli utenti dotati di un dispositivo Apple. Si tratta di una novità di enorme portata, se si pensa alla diffusione di dispositivi della mela morsicata  e alla visibilità di cui DuckDuckGo potrà beneficiare. 

Nel 2012, quindi molto tempo prima delle attuali novità e del lancio della nuova versione, il portale SearchEngineLand.com, portale di riferimento dei motori di ricerca e fonte autorevolissima, titolava in modo provocatorio: Could DuckDuckGo Be The Biggest Long-Term Threat To Google? (“DuckDuckGo è forse la più grande minaccia sul lungo periodo a Google?”). A distanza di due anni, negli equilibri di potere e di mercato non è cambiato nulla, ma se la domanda era legittima due anni fa, a maggior ragione lo è oggi, alla luce delle novità di cui vi abbiamo parlato.

Cosa rende diverso DuckDuckGo rispetto ai tanti che hanno provato a sfidare Google? Il campo di gioco! A differenza di tutti gli altri motori di ricerca che continuano a competere sullo stesso piano e imitando, più o meno male, i metodi di indicizzazione adottati da Google, Il motore del papero ha scelto esattamente la strada opposta, ossia quella di selezionare solo informazioni di qualità, affidarsi a fonti affidabili e non a tutto lo scibile, puntare sull’open source e non basare il proprio business sull’utilizzo selvaggio dei dati della propria utenza.

Qualcuno dirà che si tratta di follia visionaria voler sfidare Google con queste armi, ma la storia insegna che sono soprattutto le idee lucidamente folli e visionarie ad aver plasmato il mondo come lo conosciamo oggi. Avete presente Tim Berners-Lee, Steve Jobs, Adriano Olivetti?

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