Lo storytelling d’impresa, una marcia in più per ottenere visibilità sul web

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  storytelling d'impresa

Raccontare storie legate al proprio marchio, dare valore aggiunto alla vendita di un prodotto, instillare nel “consumatore” l’idea di compiere una scelta consapevole e non un semplice acquisto: questi sono alcuni degli obiettivi principali dello storytelling d’impresa.

Le tecniche di storytelling, che dal 2009 in poi hanno cominciato a prendere una strada sempre più condivisa e diffusa sul web grazie all’azione propulsiva dei social network, sono mutuate dall’ambiente pubblicitario tous court, a partire dal celebre carosello, dove si raccontavano storielle (a lieto fine) a puntate per pubblicizzare i prodotti, arrivando ai giorni nostri, con l’eterna storia raccontata da Mulino Bianco, che cambia periodicamente per trasmettere sempre gli stessi valori legati al suo brand (la genuinità e la bontà).

storytelling aziendale

Come sostiene Andrea Fontana, insegnante di Storytelling e narrazione d’impresa all’Università di Pavia “Lo Storytelling non è il raccontare storie o aneddoti, ma la creazione di rappresentazioni (testuali, visive, sonore, percettive) che un brand, un prodotto o servizio, una persona possono realizzare per emozionare e relazionarsi meglio con un pubblico. Lo storytelling è la creazione di un universo narrativo da parte di un autore (marca, prodotto, o persona) che invita altri (clienti, consumatori, stakeholders) a partecipare a un destino”.

II social media, partendo dalla lectio magistralis perpetuata soprattutto dal mondo pubblicitario televisivo, ha saputo creare un alto tasso di engagement  intorno ai marchi ed ai prodotti, proprio utilizzando tecniche di storytelling che si sono intrecciate con il buzz marketing.

Story

L’arte di far parlare di sé creando interesse e valore intorno a un prodotto o un marchio.

Oggi, infatti, chi non ha una storia prestigiosa, antica, curiosa o particolare da raccontare se la inventa. Il consumatore e forte utilizzatore dei social, è attirato dalle storie etiche, divertenti, che rechino in sé un messaggio non semplicemente profilato e mirato alla vendita in senso stretto, ma qualcosa di più ampio, che crei un legame ed una condivisone emotiva con chi ascolta o legge il messaggio. Per questo la video advertising sta ottenendo sul web un successo crescente ai fini della visibilità aziendale.

Lo storytelling ha anche la capacità di intrecciarsi con la pubblicità virale, si tratta infatti di due forme di comunicazione contemporanea forgiate dalla stessa matrice: la volontà di raccontare un fatto affinché si crei interesse e identificazione (come al cinema) con gli “attori” del messaggio e quindi con il messaggio stesso. Alla fine il messaggio è associato al prodotto e il prodotto al brand, ed il gioco è fatto.

In tv lo storytelling d’impresa è stato da subito vincente, ad esempio con Giovanni Rana che ci si è dedicato “mettendoci la faccia”, oppure il caso eclatante di Apple con Steve Jobs, che con il suo volto ed il suo racconto ha fatto credere a milioni di persone non di comprare un semplice pc ma di abbracciare una diversa modalità di pensiero.

Ma già Carosello, con i suoi Carmencita e Caballero targati Armando Testa, parafrasando Aldo grasso, “ci tolse la paura della pubblicità”, raccontando piccole e amabili storie a lieto fine.

storytelling-carmencita e caballero

«La pubblicità in Italia non ha mai goduto di chiara fama. Era vista come qualcosa di negativo, si parlava di ‘persuasori occulti’. Negli anni Trenta, per superare questa ‘vergogna’, la cartellonistica si affidò agli artisti. In televisione, nel ’57, proprio su questo interdetto, nacque invece Carosello». Aldo Grasso

Ma ad essere fondamentali in questo contesto furono anche i testimonial, che all’epoca erano attori e personaggi popolari come Mina o Ugo Tognazzi. Oggi il testimonial, invece, come dimostra il caso Rana o Steve Jobs, è il fondatore stesso dell’impresa, cosa che rende tutto il discorso (o meglio, il racconto), qualcosa di “verosimile”, di condivisibile e di familiare.

“Le pubblicità usano lo storytelling per i loro obiettivi, mentre il corporate storytelling è una cosa un po’ più integrale, in cui si definisce lo storyworld dell’azienda e si lavora per fare in modo che la comunicazione esterna e interna siano una declinazione di quel mondo narrativo che è stato creato. Il vero valore aggiunto è che, quando si imposta bene lo storyworld, anche le voci fuori campo (cioè quelle dissidenti) non si posizionano come elementi esterni, ma come contro-narrazioni interne alle storie che si raccontano”.

Insomma, come sottolineato anche da Ludovica Piccardo e Mattia Garofalo, la responsabile e il docente dei corsi della Scuola Holden, dove da alcuni anni sono stati attivati corsi di corporate storytelling, quello che conta alla fine è che l’attività di tutti i giorni diventi una storia da raccontare, tramutandosi in un elemento di forte collante sia all’interno che all’esterno delle aziende, “spossate dalla crisi”.

Il web, sotto questo punto di vista, è uno degli strumenti più versatili possibili, combinando scrittura, video, immagini: l’importante è avere del materiale su cui lavorare, allineando comunicazione interna ed esterna a valori comuni, creando fiducia e condivisione e dando, quindi, una grandissima visibilità alle aziende.

Fonte: Repubblica

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