Il traffico nei motori di ricerca: ecco perché sei utenti su 10 non sono umani

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Se, parafrasando Wikipedia, una “rete è tanto più utile quanto più elevato è il numero dei suoi utenti”, nel caso del traffico Internet bisognerebbe stabilire, in termini di valore, anche monetario, quanto del traffico generato dai motori di ricerca sia umano oppure no.
Comprendere le tendenze delle ricerche online è sicuramente utilissimo per orientare campagne di web marketing, per personalizzare l’internet advertising e renderla sempre più conforme alle scelte ed ai gusti degli utenti.

Dal momento che sei utenti su 10 risultano essere robot, ovvero programmini automatizzati per effettuare determinate funzioni sul web,  le analisi dei dati sul traffico possono essere interpretate ma in maniera parziale, tenendo conto dei visitatori in carne de ossa, che esprimono quindi tendenze e potenzialità della rete, ma anche delle utenze automatizzate, come spider e web crawler. Si tratta di “bot”, diminutivo di robot, che setacciano la rete per cercare informazioni sui contenuti ed ottimizzare meglio le ricerche.

 

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Il danni del traffico web generato dai BOT cattivi

Il posizionamento sui motori di ricerca che oggi viene portato avanti dalle principali agenzie seo italiane ed internazionali, lavora tenendo conto di questi fattori. Sopra tutti, la pertinenza e coerenza dei contenuti con le query di ricerca inviate dagli utenti sul web.
Chi effettua una ricerca sul web, infatti, si aspetta risposte esaustive e soprattutto in linea con le sue richieste, quindi informazioni attendibili e soddisfacenti.

I bot, come verificato dall’azienda specializzata Incapsula in una sua recente analisi, agiscono non solo per l’ ottimizzazione dei contenuti sul web tramite un numero importante di verifiche quotidiane mediante specifici software e quindi visite ai vari siti internet, ma possono agire anche in negativo con intenti maligni che esprimono il furto di dati ed attacchi cyber che hanno lo scopo spesso di far chiudere siti web con accessi non verificati.

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I danni causati dai BOT cattivi

 

Se i cosiddetti “bot buoni” hanno contribuito ad incrementare maggiormente le visite nei motori di ricerca, generando traffico, il 31% del rimanente traffico è generato dai “bot cattivi”, con programmi che rubano informazioni, duplicano contenuti ed indirizzi email, prendendo di mira siti di viaggi, notizie, e-commerce forum, oppure possono mandare in tilt i CMS utilizzati per la gestione dei contenuti di  blog e siti web, causando danni con gli hacking tool, che usano malware e virus informatici.

Attenzione, poi ai cosiddetti “bot spia”, che generano il 20% del traffico web, ovvero imitatori che assumono  altre identità, imitando ad esempio i bot buoni. Possono infatti imitare le funzioni di ottimizzazione di contenuti web facendosi passare come agenti dei motori di ricerca proponendo servizi online illegittimi, in realtà prendendo di mira i siti con specifici attacchi finalizzati alla loro chiusura. Di questi fanno parte malware trojan, agenti Ddos( Denial of Service) e il dato più preoccupante è che negli ultimi tempi hanno registrato un aumento dell’8%.

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